Al termine della partita vinta con i Viola, l'Amministratore Delegato della Dea ha fatto un ragionamento molto ampio sull'importanza del settore giovanile per la società orobica Le parole dette a Sportitalia sono state importanti. Ha fatto i complimenti alla squadra e alla capacità dei giovani di accettare le sconfitte e di andare a prendersi le vittorie. Passaggio importante per giovani che ddagli stimoli esterni sono spesso travolti in nome di ingaggio e obiettivi da conquistare. Successi e trofei che non sono l’obiettivo del vivaio orobico, ma il giusto premio per chi cerca di lavorare ogni giorno facendo crescere elementi per la futura prima squadra. Non è mai un dettaglio.
E chi ha visto una “stilettata” nelle dichiarazioni dell’AD verso la vecchia dirigenza si ferma all’inizio del ragionamento. Quando Percassi ha ringraziato l’attuale gruppo che manda avanti la società insieme a lui (a Milano c’erano, oltre a Luca Percassi, anche Giuntoli, Marino, Gatti, Samaden, Sbravati e Finardi) dicendo che i nuovi arrivati hanno accettato al primo squillo di venire a Bergamo, che stanno lavorando bene con lo spirito atalantino e hanno contribuito a «ricreare un ambiente sano dal punto di vista dirigenziale che si era perso negli ultimi anni», ha certificato un cambio di passo, ma anche sottolineato quello che davvero l’Atalanta vuole continuare a fare con i ragazzi del settore giovanile.
Il settore giovanile, per l’Atalanta, è un pezzo importantissimo della propria storia. Della strategia. Degli investimenti. Ha vinto la terza squadra in ordine di grado (Prima squadra, Under 23, Primavera) contro la seconda dei gigliati (Campione d’Italia), con un’età media più bassa e otto anni complessivi in meno in campo dall’inizio. Senza inserimenti di comodo dalla Under 23, ma con il gruppo di chi si è conquistato questa finale vincendo la Coppa Italia ben rappresentato. Musica per le orecchie dei vertici nerazzurri.
A Bergamo si lavora con i giovani e per portare in alto i giovani. La scuola di Mino Favini ha insegnato a tutti come si fa e anche nei momenti più belli, quando la prima squadra vola, non bisogna mai perdere il contatto con la realtà e la propria storia. L’Atalanta compra Rowe a 40 milioni, ma anche Olivieri e Perillo a 4 più bonus, la speranza è che tutti facciano bene e crescano. Con un solo obiettivo: avere la squadra sempre competitiva, in grado di alimentarsi dal (e grazie al) vivaio, oltre che dal mercato. È un meccanismo che paga e che, come nel caso delle ultime due finali, vince.