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18 ottobre, 2026 ore 23:36

Caro Carletto ti scrivo, così mi arrabbio un po'

Caro Carletto ti scrivo, così mi arrabbio un po' - RadioDea.it - Giornale Web sull'Atalanta Lettera aperta al numero 17 atalantino, la dimostrazione concreta che nello sport come nella vita non bastano talento, qualità, preparazione e magari esperienza. No. Servono spirito di sacrificio, voglia di fare e capacità di accendersi nel momento in cui la partita, il campo, la tua squadra te lo chiede. E lo fa perché sei forte.

La lettera

Caro Carletto, 

per gli amici sei Charles, per la tua fidanzata chissà ma di certo per il popolo atalantino sei quasi uno di famiglia (calcistica). Quella famiglia nerazzurra che ti ha accolto quando sei arrivato dal Milan che sembravi aver disimparato di giocare a pallone come se sapesse già quello che puoi e potevi fare. Proprio per questo motivo, tuttavia, adesso è il tempo di cambiare registro, perché hai doti che altri non hanno e noi lo abbiamo visto, capito, approfondito e poi applaudito bene. Anzi benissimo. 

Ora però il tempo sta passando e tu non stai facendo nulla di quello che ci aspettiamo dalle tue partite. Sei tornato dal Belgio,hai parlato con il Mister e lui lo ha prima confermato e poi ratificato. Accade che prima del Venezia, dal colloquio con Sarri, emerge la tua voglia di giocare più vicino alla porta. Sarri ascolta, vara il 4-2-3-1 e ti piazza proprio lì, in mezzo ai 3 che di solito stanno a supporto del centravanti. Quindi hai chiesto, ti è stato concesso, ci giochi e poi? Niente con il Venezia, pochino con il Pafos, niente con il Milan. 

Vedi, caro Carletto, il gol di Gaetano dimostra quanto sei stato fuori da un cuore del gioco dove avremmo voluto trovarti: quel movimento, quel controllo a prepararsi il tiro li deve fare senza nessun dubbio il trequartista. Non il mediano. Se lo fa il mediano, abbiamo un problema di valori inespressi. 

Io non ho dubbi che prima o poi tutto si risolverà ma sono ormai parecchie le gare in sui sei stato considerato lontano parente di quello dei giorni i migliori, non mi aspetto 3 gol a partita ma prestazioni con un atteggiamento molto diverso. Non alla Krstovic, non ce l'hai e probabilmente non l'avrai mai quella carica agonistica. Però tante volte, quando hai fatto cantare i piedi e hai disegnato quello di cui sei capace, le prestazioni sono state da urlo e spesso ti ho definito "un campione". 

Ecco, sono arrabbiato perché i campioni, nei momenti difficili, prendono per mano la squadra: tu non lo stai facendo. 

Provaci, sbaglia, insisti, spingi. C'è bisogno come il pane di qualità al servizio del gruppo: da Rowe me la aspetto perché è stato pagato tanto e l'Atalanta ci ha creduto, da te la vorrei vedere sempre in campo perché ho visto cosa accade quando ci riesci. 

Forza Carletto, l'Atalanta ha bisogno di calciatori forti che la aiutino ad uscire da questo momento con la continuità di risultati che tutti vorremmo. Non significa non perdere mai, è fisiologico. Ma provarci, spingere, rischiare, buttarsi, dimostrare sul campo di valere oltre "50 milioni di euro" è quello di cui abbiamo bisogno. Non di parole, di qualcosa che venga fatto in campo e porti la tua firma. 

Perché è una firma importante.

Perché sei Carletto De Ketelare.

Fabio Gennari
Direttore RadioDea.it

De Ketelaere - foto Atalanta.it
De Ketelaere - foto Atalanta.it

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