Oggi l'Atalanta, nata il 17 ottobre 1907, compie 119 anni. E probabilmente senza rendersene conto fino in fondo, il nuovo mister Maurizio Sarri ha dato una prospettiva molto importante ad una piazza che viene da un decennio da urlo e ha tanta voglia di rivivere certe emozioni. Dopo la sfida con il Pafos, rispondendo al collega Paolo Condò di Sky che gli chiedeva quali prospettive vedesse da allenatore dell'Atalanta, Sarri ha risposto con una serenità incredibile e piazzando 2-3 macigni cui legare la fiducia per il futuro nerazzurro. «Allenare qui è abbastanza facile, c'è una società che è un modello e devo dire che non ho mai incontrato una situazione di questo Mai incontrata una situazione di questo tipo: credo e spero che ci siano davvero i tanti margini di crescita. Pensando alle prospettive, se penso ad un anno non so cosa si può fare ma nel medio periodo, per quello che ci siamo prefissati, vogliamo arrivare piuttosto in alto».
Avete letto bene? «Per quello che ci siamo prefissati, vogliamo arrivare piuttosto in alto». Maurizio Sarri, che conosce molto bene quello che l'Atalanta e la sua gente hanno vissuto in questi anni, ha detto che l'obiettivo è arrivare piuttosto in alto. Nel medio periodo. Quindi il progetto, che è appena ripartito, ha una strada molto chiara davanti, da percorrere. Questa strada ha come fine ultimo quello di arrivare piuttosto in alto. Va ricordato che l'Atalanta, fino all'anno scorso, stava già «piuttosto in alto», quindi le dichiarazioni di Sarri vogliono dire tanto. Tantissimo.
Quelle che al momento sembrano solo parole hanno in realtà un grandissimo significato per almeno 3 motivi distinti. Pesanti. Profondi. Prima di tutto, la prospettiva non è un'istantanea ma un progetto che si vede nel tempo e che viene caratterizzato dalla capacità degli interpreti di portarlo avanti. Quindi Sarri e lo staff hanno messo già sul tavolo quello che serve fare per arrivare in alto. Leggasi mercato, lavoro sul terreno di gioco, capacità di incidere sul domani, agendo oggi come pianificato ieri. Fantastico.
In secondo luogo, se un allenatore della sua età e della sua esperienza parla in questo modo dopo anni complicati passati a Roma, significa che ci crede davvero. Ha la possibilità di costruire una nuova Dea con un altro calcio e si sente di poterla portare in alto. Lui, un insegnante di calcio come ce ne sono pochi nel nostro campionato. Terzo ma non meno importante è il momento scelto da Sarri per dire queste cose. L'Atalanta non sta ancora facendo grandi cose ma il tecnico, forte del legame con il DS Giuntoli, sta costruendo qualcosa in cui crede a tal punto da andare davanti ai microfoni di Sky e dare grande profondità ai sogni della Dea. E del suo popolo.