Normale che si parli molto anche del tecnico atalantino quando si sfoglia la margherita degli allenatori in difficoltà ma una cosa sono le voci (alimentate da chissà quanti motivi diversi) e altro è la volontà di andare avanti con il progetto. Se ci fosse un misuratore di "felicità", a Zingonia segnerebbe picchi bassissimi a tutti i livelli. Chiaramente, nessuno può essere contento di quello che sta facendo l'Atalanta, ma tra non essere di buon umore e spaccare tutto cacciando Tizio, Caio e Sempronio ci passa in mezzo tutto ciò che una società seria e di alto livello come l'Atalanta può e deve fare. Ad esempio, in questo momento servono testa, nervi saldi e grande capacità di gestione della difficoltà. Si accettano le critiche, i fischi e tutto quello che i tifosi allo stadio esternano ma non si prendono decisioni. Si lavora.
Il contesto di emergenza che sta accompagnando l'Atalanta da settimane è un altro fattore che non si può ignorare. Perché quando ti trovi con 15 giocatori di movimento a disposizione, più i giovani, diventa complicato gestire rotazioni e sforzi per un gruppo che non ha nemmeno i risultati a dare quel supporto e quella spinta che ti permettono di buttare il cuore oltre l'ostacolo strappando punti anche quando magari non li meriti fino in fondo.
Nelle ultime ore si è letto di tutto. Tudor, Thiago Motta, procuratori che chiamano, Atalanta che sonda, Sarri con la data di scadenza come lo yogurt. Da quanto mi risulta, invece, nessuno ha chiamato nessuno. Né l'Atalanta ha telefonato per mettersi al riparo, né agenti o intermediari hanno chiamato a Zingonia per proporre i proprio assistiti. Poi è nella logica delle cose che le voci circolino, magari alimentate da chi spinge perché un nome trovi spazio sui giornali e quindi venga considerato. Oppure, ancora, che vedere l'Atalanta in questa situazione sia una buona occasione per parlarne muovendo un po' le acque.
Le decisioni poi le prendono a Zingonia, nessuno come detto è felice di questa situazione ma al momento non risulta altro che una gran voglia di uscirne. Credendo nel lavoro e in quello che si fa, senza andar dietro a quello che circola a livello di spifferi ma stando sul campo e cercando soluzioni. Perchè poi sono le soluzioni a portarti fuori da un momento in cui cambiare allenatore (sarebbe il terzo in un anno e mezzo scarso) porterebbe molti più problemi che benefici. Adesso bisogna fare quadrato e tirare fuori tutto quello che si ha dentro.
Anche perché gennaio è dietro l'angolo e chi non vuole star qui a fare fatica, a sporcarsi le mani, è giusto che vada. Anzi, porti un'offerta e vada. Cosa che non è successa magari ad agosto e invece potrebbe capitare a gennaio. Il mercato estivo l'ho valutato con un 8,5 convinto perchè le valutazioni sulle operazioni erano state molto buone. Quanto rendono poi i nuovi innesti è oggetto di una successiva valutazione che alla luce delle prestazioni in campo seguirà altre logiche, altre dinamiche.
La questione mercato, tuttavia, non va trascurata. Anche a costo di vedere e pensare che dentro i prossimi movimenti finiscano nomi importanti. Perchè giocare nell'Atalanta dev'essere un premio, un privilegio. Chi scende in campo perchè ce lo mandano, sinceramente ha stufato e non ci sono posizioni o ruoli da valutare. Se non ti sta bene, porti offerte e vai a dipingere calcio (magari da fermo) dove te lo permetteranno. A Bergamo e con l'Atalanta, quest'anno bisogna accettare di fare fatica. E mettere in campo qualcosa in più. Qualcosa di importante.
Anche perchè, lo sanno bene quelli che cercano di osservare il calcio senza farsi assalire da isterismi o preoccupazioni, i valori alla fine vengono fuori e l'Atalanta ne ha. Pure in panchina, parecchi. Non si può abbandonare un progetto tutto nuovo a fine ottobre pensando che in giro ci sia qualcuno con la bacchetta magica che improvvisamente blocchi gli infortuni, blindi la porta e faccia segnare alla squadra il 90% delle occasioni che crea. È utopia, stiamo parlando del nulla cosmico che vive solo nelle quote delle agenzie di scommesse. E dirò di più: se l'Atalanta domani mattina decidesse di cambiare allenatore, sbaglierebbe. Gli alibi ai giocatori bisogna smettere di darli, sono loro l'anima del progetto.
Ci sono elementi che dall'inizio dell'anno hanno pure cambiato un po' ruolo e posizione, Sarri sta cercando (commettendo pure errori, è umano) di trovare soluzioni e la squadra si applica. Gaetano è partito in un modo e sta giocando (bene) in un altro, De Ketelaere ha lanciato segnali, Rowe pure e Krstovic non molla mai. Ecco, da queste cose bisogna ripartire cercando di chiudere la porta alle spalle di Carnesecchi e iniziare a macinare calcio. Certo che i risultati determinano, certo che dopo un filotto negativo tutti sono in discussione. Ma il progetto non si abbandona, bisogna insistere e credere in chi, un certo tipo di calcio, lo ha fatto altrove e ha pure vinto.