L'esordio è arrivato a San Siro contro il MIlan, la prima volta da titolare in casa dell'Ajax ad Amsterdam. Al netto del risultato, il ragazzo ha fatto due buone gare incappando in errori decisivi ma comunque singoli. Giusto guardarlo con fiducia, in attesa dei titolari Il giovane difensore centrale sloveno ha 20 anni, è un classe 2006 e ha giocato 2 volte con la prima squadra. A Milano e ad Amsterdam, appunto. La gara di San Siro è stata condizionata dal fallo di mano (quasi immediato) che lo ha in qualche modo toccato non foss'altro anche solo mentalmente perché la squadra è andata sotto per "colpa" di un suo intervento, la stessa cosa è successa contro l'Ajax quando il contrasto con Arokodare lo ha visto perdere il contatto con l'avversario che ha poi battuto indisturbato Carnesecchi. Particolare importante: la copertura che è mancata è quella di Kristensen che è mal posizionato e non corre a dare manforte al compagno.
Dopo il gol dell'1-0, il ragazzo era sulle gambe mentre l'Ajax festeggiava e in quel momento c'era tutto lo sconforto per una rete con diretta responsabilità del numero 40 nerazzurro. Pasalic era lì in zona, complessivamente la squadra è normale che subisca il contraccolpo psicologico ma in certe situazioni non c'è molto altro da fare se non stringersi e compattarsi ancora di più in modo da supportare il ragazzo che è stato superato dall'avversario e nello stesso tempo darsi forza per cercare di rimontare.
Di fronte ad una situazione come quella che coinvolge la difesa nerazzurra è sbagliato puntare il dito, contro il ragazzo e contro chi fa mercato. Partiamo da qui e facciamo un semplice ragionamento temporale: i giocatori possono infortunarsi, ci mancherebbe altro. È normale. Quello che non è normale, o almeno capita raramente, è che si concentrino nello stesso reparto problemi così pesanti come quelli che hanno interessato i giocatori dell'Atalanta. Una compagine che nel giro di pochissimi giorni ha perso Scalvini e Kolasinac, prima ancora era rimasto fermo Kossounou e da luglio non è ancora tornato Hien.
Non è nemmeno giusto puntare il dito sul ragazzo, che non è ancora pronto per essere considerato ai livelli dei compagni ma che incarna perfettamente il percorso che la Dea sogna per ogni suo elemento del settore giovanile. L'Atalanta non può essere solo di giocatori pronti (che la società comunque pronti, vedi Kessie e Rowe nell'ultimo mercato) ma anche e soprattutto sono importanti i ragazzi per quello che fanno, per la prospettiva che danno e perchè sono più "freschi". A prescindere dal mercato che si aprirà a gennaio e cui qualcuno arriverà di certo.