Il portiere classe 1999 è considerato come l'unico campione del gruppo, in questo momento però non pare infallibile e quindi la domanda sorge spontanea: perché non inserire il nerazzurro? Gigio Donnarumma è il portiere dell'Italia Campione d'Europa con Mancini, il suo valore è indiscutibile e la storia parla chiaro: ha difeso la porta del Milan, quella del Paris Saint-Germain e ora quella del Manchester City. Parliamo di un campione, chi dice sia l'unico in Nazionale probabilmente però sbaglia perché se è vero che rappresenta una certezza da anni è altrettanto vero che (per fortuna) ci sono altri estremi difensori che si stanno davvero ben comportando. E lo stato di forma di Carnesecchi lo dimostra.
Il portiere e capitano degli Azzurri non è infallibile come del resto non lo è nemmeno il collega nerazzurro, proprio per questo non sarebbe affatto uno scandalo vedere contro la Francia o la Turchia una presenza di Marco Carnesecchi in modo da ruotare anche tra i pali le scelte del mister e cercare nuovi "titolari" non solo sulla carta ma anche con le effettive scelte di campo. E Mancini, che in campo ha fatto tantissime cose importanti nella sua carriera, conosce bene le dinamiche che muovono e alimentano la carica agonistica di un calciatore.
Se il ct dovesse proporre Carnesecchi tra i pali in una delle prossime due gare darebbe un grande segnale a tutti. La squadra rivoluzionata in Turchia ha messo a sedere alcuni senatori del gruppo storico, un gruppo che ha fallito per la terza volta la qualificazione al Mondiale (e non è mai un dettaglio) quindi normalmente criticabile e rivedibile per le scelte e il rendimento. Se il ruolo del portiere è speciale e diverso, un cambio avrebbe appunto ancora più significato e non significherebbe per forza una bocciatura.
Certo, c'è chi come Cristiano Ronaldo con il Portogallo che combina un bel casino dopo una partita in panchina ma qui non siamo di certo a quei livelli. Donnarumma non si discute ma ogni tanto può sedersi anche lui a guardare i compagni, se Carnesecchi giocasse e non per l'infortunio di un compagno si sentirebbe ancora più considerato e responsabilizzato, condizione psicologica che non rappresenta mai qualcosa di normale. Anzi, regala grande carica.