Dopo il fischio finale, quando in tv passano le pubblicità e non si vede quello che succede in campo, mentre le squadre stavano salutando le rispettive tifoserie è successa una cosa bella che merita di essere raccontata. I giocatori, normalmente, a fine gara si abbracciano e si salutano. L'attaccante atalantino Krstovic e il difensore serbo del Milan Pavlovic sono nei pressi dell'area di rigore dove ha attaccato la Dea nella ripresa e si scambiano la maglia. Nulla di strano, normali dinamiche di fine partita tra chi magari si è affrontato anche a muso duro durante la contesa e ora commenta il "lavoro". Ciò che stupisce, però, avviene poco dopo: Obric, difensore sloveno dei bergamaschi che ha appena fatto il suo esordio con la Dea, passa lì vicino. Sembra timido, quindi guarda e passa oltre.
Pavlovic lo chiama, stende un braccio verso di lui e lo stringe a sé: i due parlano, il giovane atalantino sorride e sembra quasi un gesto per dire "ok, ragazzo, adesso ci sei anche tu qui in mezzo a ballare". È un'immagine bellissima, raccolta nel fotogramma che vedete qui sotto, perché il centrale del Milan (classe 2001) ha più esperienza del giovane avversario ma è stato anche lui un giovanotto. Quindi conosce bene il percorso, le difficoltà di giocare a San Siro e quel semplice abbraccio ad un avversario sconfitto è un messaggio prezioso per Obric. Qualcosa che può aiutarlo a crescere.
A mente fredda, pur restando i due episodi in cui il giovane sloveno si è dimostrato molto acerbo (il mani del rigore e la posizione un po' passiva sul gol di Rabiot), bisogna dire che per un giovane del 2006 non è semplice fare l'esordio in campionato contro il Milan, a freddo e a San Siro. Sarri poteva fargli rompere il ghiaccio contro il Pafos? Certamente e questo è stato un errore, non è andata così e allora via al battesimo di fuoco con la prossima occasione, salvo sorprese, che arriverà giovedì ad Amsterdam contro l'Ajax. Altro giro, altra gara da ricordare.
Obric magari non è ancora pronto ma non c'è tempo per diventarlo, i casi della vita a volte sono così e ti offrono opportunità quasi irripetibili che puoi affrontare con orgoglio e personalità, oppure subire. Nonostante gli errori, il ragazzo è stato protagonista di una gara in cui non è parso mai impaurito da contesto e avversari. Quindi avanti con fiducia, come tutti giovani anche lui ha bisogno di giocare, sbagliare e poi riprovarci per crescere. È nella storia dell'Atalanta questa dinamica, guai a dimenticarla anche se i lustrini e le pailettes delle coppe e dei campionati di vertice rischiano di annebbiare la mente.