Il mister della Dea ha parlato anche a L'Eco di Bergamo, tanti i concetti espressi con un paio di puntualizzazioni importanti sulla visione che ha dell'attaccante bolognese e su come è davvero andata con l'ex capitano. Le dichiarazioni del tecnico atalantino sulla posizione di Raspadori e su quanto detto in sede di presentazione quando confermò che già in passato voleva allenarlo aprono scenari interessanti. «Io l’ho cercato in tre o quattro occasioni diverse, e per dire la verità l’ho sempre cercato come attaccante centrale. Però qua ci sono altri attaccanti centrali che non possono essere accantonati perché sono importanti. Questa è la forza di Raspadori: può fare tanti ruoli. Ma può anche essere il suo limite, non è mai riuscito a specializzarsi in un ruolo ben definito».
Quindi il progetto su Raspadori è duplice: capire se e quando potrà giocare centravanti (alla Mertens) anche se la concorrenza non manca, sfruttarlo in altre zone del campo per quelle che sono le sue caratteristiche. Una strada da percorrere, qualcosa che va costruito attorno ad un giocatore che era in rosa prima dell'arrivo di Sarri e che, come tutti i tecnici, il mister toscano cercherà di valorizzare in modo funzionale al gruppo che ogni giorno si allena a Zingonia. Una bella sfida, confermata dalla prestazione di Raspadori con l'Italia in Turchia partendo esterno e accentrandosi.
La spina più interessante, tuttavia, Sarri l'ha tolta parlando di de Roon. Perché dopo giorni in cui si è sentito e letto di un'esclusione dell'olandese sul piano tecnico arrivano le dichiarazioni del mister atalantino che pesano come macigni sulla verità. «Ha scelto lui. Quando è andato via ha detto che si è trovato fuori dal progetto tecnico, ma io non gli ho mai detto niente del genere. C’è stato un momento all’inizio della stagione in cui ho avuto necessità di inserire e valutare dei giocatori e non ho fatto giocare né lui né Kolasinac perché in quei ruoli volevo un’evoluzione veloce e positiva di Gaetano e di Bernasconi».
Quindi, nella normale evoluzione di un nuovo progetto, bastava aspettare. Come ha fatto Kolasinac, come fanno gli uomini veri. Altro che "scarpa vecchia". «Kolasinac è rimasto, ha cominciato a giocare e molto probabilmente sarebbe successo anche a de Roon. Lui con me non ha mai parlato, ha preferito andare alla Roma e io ne ho preso atto. Non ho mai detto al giocatore “tu non avrai spazio” o “sei fuori dal progetto”. E lui non è mai venuto da me a parlare della sua situazione personale, è sempre andato direttamente a parlare con la società. Quindi non può avere idea di come la pensavo io». Game, set, match.