A Monaco di Baviera, in uno stadio da urlo, la Dea incrocia una squadra di livello mondiale con i bergamaschi al seguito che invadono pacificamente il centro cittadino Raggiungere Monaco di Baviera in aereo è un bel casino e quindi la scelta, partendo il giorno della vigilia, è il treno. L'arrivo in Germania non presenta problemi, da queste parti un po' tutti i mezzi di trasporto pubblici sono molto ben organizzati e infatti, pur avendo l'hotel a due passi dal centro ovvero Marien Platz, lo stadio si raggiunge con poche fermate di una linea dedicata che offre diversi orari per muoversi senza problemi.
L'Allianz Arena è in una grande spianata con attorno poco o nulla se non parcheggi e vie d'accesso, dalla stazione all'ingresso la camminata è semplice anche se servono una ventina di minuti per arrivarci e una volta giunti in Franz Beckenbauer Platz (poteva avere un altro nome?) la sagoma inconfondibile e colorata di rosso fuoco della casa del Bayern Monaco si staglia all'orizzonte. Raccontare l'organizzazione, la meticolosità, la grandezza degli spazi e la comodità di un ambiente che permette di lavorare senza il minimo problema sarebbe impossibile solo a parola. Di certo, la vigilia vissuta in un posto simile ti fa capire cosa significa giocare in Champions League.
Finito il lavoro alla conferenza stampa, mandati i pezzi e rientrati verso il centro, di birrerie per cenare ce ne sono parecchie ed è giusto sottolineare come, da queste parti, chiedere della birra in un boccale più piccolo del litro rappresenti qualcosa di decisamente anomalo.
La mattina del match, il primo obiettivo è conoscere un po' di più Monaco di Baviera cercando anche di capire come i tifosi della Dea in arrivo attendano una sfida già decisa dal risultato dell'andata e, dettaglio curioso, se e come i padroni di casa del Bayern affrontano una gara contro la Dea che è sostanzialmente solo una passerella. Il sole di fine marzo lascia comunque spazio a passeggiate interessanti, il centro non è poi così grande e l'esperienza turistica dei giornalisti in trasferta offre spunti ma non è mai troppo impegnativa.
Il pranzo scorre senza intoppi, l'ora del caffè permette di incontrare amici e altri tifosi per le vie della città e un po' tutti si organizzano per tempo in direzione stadio. Nonostante qualche sciopero locale, i collegamenti con l'Allianz Arena sono garantiti e capita di vedere, a 3 ore dalla sfida, appassionati bergamaschi e tedeschi sullo stesso vagone che si salutano a colpi di cori. Tutto molto tranquillo, polizia presente ma senza essere pesante e arrivo allo stadio che si svolge in piena tranquillità: la voglia si godersi l'ultima Atalanta della stagione in Champions League è forte, a prescindere dal risultato.
I 90' minuti vanno esattamente come ci si aspettava, l'esperienza rimane una di quelle che ti fanno dire "io c'ero" e la nota più interessante del deflusso è ancora per il treno che riporta tutti verso il centro: un'ora e mezza dopo il fischio finale, con giornalisti e tecnici che sono gli ultimi a lasciare lo stadio, nei parcheggi multipiano che si vedono in lontananza ci sono ancora tantissimi dei 75mila tifosi presenti che sono in macchina e cercano di guadagnare l'uscita. Incredibile. Il rientro a Bergamo, di buon mattino e sempre in treno, corre via senza intoppi e con tanta voglia di salvare ogni dettaglio, nella mente e sul telefonino, di questa incredibile avventura negli ottavi di finale di Champions League. Anche con il 10-2 finale tra andata e ritorno.