La prima trasferta di Champions contro la squadra che ha vinto il trofeo nella stagione precedente ed in una città che, come sempre, è magica. Ad ogni ora del giorno e della notte. La prima trasferta della stagione, in casa dei Campioni in carica che l'anno prima hanno stravinto la Champions League in finale con l'Inter grazie ad un roboante 5-0, pare già segnata. Nulla toglie, tuttavia, all'esperienza dentro uno stadio davvero particolare e in una città che si conosce ma è sempre un bel vedere. Trasferimenti e pernottamento, trattandosi di Parigi, non hanno molto significato mentre ne assume parecchio l'ubicazione dell'impianto che ospita le partite dei transalpini, non foss'altro per la zona dove è stato costruito.
Abbastanza vicino al centro e ai campi del Roland Garros, il Parco dei Principi non è ad un tiro di schioppo dall'aeroporto cittadino di Charles de Gaulle ma con la metro ci si arriva comodi. L'impatto, da fuori, non è nulla di particolare ma basta camminarci vicino per scoprire che il Paris FC, l'altra formazione parigina di Ligue 1, gioca in casa in un impianto letteralmente appiccicato a quello della formazione di Luis Enrique. E quando diciamo appiccicato, significa appiccicato: la strada che li divide è larga come via Sant'Orsola, in centro a Bergamo.
Nel giorno di gara, una passeggiata per Parigi è d'obbligo con il bel sole settembrino che comunque accompagna ogni movimento, tra Montmartre e la Senna senza dimenticare quasi nessuno degli angoli più interessanti della città. Il traffico è come al solito di quelli tosti, la metropolitana aiuta gli spostamenti con l'auto noleggiata per la giornata (che servirà soprattutto per il rientro serale) che rimane ferma per gran parte del tempo. Anche per le partite del PSG, nonostante la grandezza dell'avversario, sul piano logistico non è semplice raggiungere e poi lasciare l'impianto a tarda ora. Come succede a Roma, per esempio.
Della gara c'è poco da dire, l'unica vera curiosità è la presenza di Luis Enrique in tribuna proprio alle spalle della nostra postazione: vederlo mentre segue i suoi ragazzi che vanno in campo nemmeno fossero comandati da un joystick è davvero speciale. Il 4-0 al fischio finale è un caso, l'esperienza va di certo molto più in alto di quanto non dica il campo in termini numerici e il rientro a Bergamo non è mesto ma pieno di orgoglio per l'esperienza appena vissuta.